Fratelli d’Italia ha deciso di mostrare il volto nudo della sua politica: non amministrazione, non legalità, non interesse pubblico. Paura. Ostilità. Razzismo.
Con il comunicato della Dirigente Provinciale Giulia Gennaro sul centro islamico di San Lazzaro, FdI chiede controlli straordinari su un immobile appena acquistato, prima che vi si svolga qualsiasi attività, prima che esista una sola violazione da contestare. Il motivo? I futuri frequentatori sono musulmani.
Questa non è legalità. È presunzione di colpevolezza etnica.
Gennaro si premura di precisare che “nessuno mette in discussione la libertà religiosa”. È il parafulmine retorico che serve a rendere presentabile ciò che segue: una lista di richieste di ispezione non motivate da alcuna denuncia, non giustificate da alcuna irregolarità accertata, fondate solo su “post sui social” e vaghe “percezioni dei cittadini”.
FdI vuole che la burocrazia faccia il lavoro sporco che la politica non può fare apertamente: non si può vietare una moschea, ma si può asfissiarla di controlli. Lo stesso metro viene applicato alle parrocchie? Ai circoli privati? Alle associazioni sportive? No, e tutti lo sanno. La legalità sbandierata da FdI non è uno strumento di giustizia: è una clava etnica.
La comunità islamica di Vicenza non è una minaccia. È parte di questa città, delle sue fabbriche, dei suoi cantieri, dei suoi ospedali. Lavoratrici e lavoratori che hanno il diritto — costituzionalmente garantito, come la stessa Gennaro è costretta ad ammettere — di avere un luogo di culto dignitoso.
Con il comunicato della Dirigente Provinciale Giulia Gennaro sul centro islamico di San Lazzaro, FdI chiede controlli straordinari su un immobile appena acquistato, prima che vi si svolga qualsiasi attività, prima che esista una sola violazione da contestare. Il motivo? I futuri frequentatori sono musulmani.
Questa non è legalità. È presunzione di colpevolezza etnica.
Gennaro si premura di precisare che “nessuno mette in discussione la libertà religiosa”. È il parafulmine retorico che serve a rendere presentabile ciò che segue: una lista di richieste di ispezione non motivate da alcuna denuncia, non giustificate da alcuna irregolarità accertata, fondate solo su “post sui social” e vaghe “percezioni dei cittadini”.
FdI vuole che la burocrazia faccia il lavoro sporco che la politica non può fare apertamente: non si può vietare una moschea, ma si può asfissiarla di controlli. Lo stesso metro viene applicato alle parrocchie? Ai circoli privati? Alle associazioni sportive? No, e tutti lo sanno. La legalità sbandierata da FdI non è uno strumento di giustizia: è una clava etnica.
La comunità islamica di Vicenza non è una minaccia. È parte di questa città, delle sue fabbriche, dei suoi cantieri, dei suoi ospedali. Lavoratrici e lavoratori che hanno il diritto — costituzionalmente garantito, come la stessa Gennaro è costretta ad ammettere — di avere un luogo di culto dignitoso.
Rifondazione Comunista di Vicenza denuncia questa operazione per quello che è: non vigilanza istituzionale, ma caccia al mulsulmano con timbro comunale. Chiediamo all’amministrazione Possamai di respingere senza esitazione le sollecitazioni di FdI: cedere significherebbe consegnare la macchina amministrativa comunale alla logica dell’intimidazione etnica. A Vicenza le leggi si applicano a tutti — non si usano come clava contro chi prega in arabo.
Federazione di Vicenza
Partito della Rifondazione Comunista