CEMENTO, REPRESSIONE E DEVASTAZIONE: IL TAV È UN CRIMINE CONTRO VICENZA

CEMENTO, REPRESSIONE E DEVASTAZIONE: IL TAV È UN CRIMINE CONTRO VICENZA

Cemento, repressione e devastazione: è questa l’idea di futuro che il partito del TAV continua a imporre alla città di Vicenza. Un futuro imposto con la forza, contro la volontà di chi vive questo territorio e lo difende ogni giorno.

Rifondazione Comunista – Federazione di Vicenza esprime totale, incondizionata solidarietà e piena vicinanza alle attiviste e agli attivisti del Boscodromo, che ieri mattina hanno tentato, con i loro corpi e con la loro determinazione, di impedire l’ennesimo atto di violenza contro il territorio: la demolizione del centro sociale di via Rossi per fare spazio a un progetto inutile, dannoso e imposto dall’alto, senza consenso e senza alcuna legittimità democratica.

Lo sgombero del Boscodromo, portato avanti con caschi, manganelli, idranti e scavatori, è l’ennesima dimostrazione di come il TAV venga difeso non con il consenso, ma con la forza. Quando finiscono gli argomenti, arrivano i manganelli. Uno schema ormai noto: militarizzare il territorio per piegarlo agli interessi di pochi, reprimere chi resiste, cancellare spazi sociali, distruggere aree verdi.

Ribadiamo con assoluta chiarezza che il TAV è un’opera inutile, dannosa e profondamente antidemocratica. In suo nome sono stati abbattuti edifici e espulsi cittadini residenti, anche anziani, si cancellano le ultime zone verdi urbane, veri polmoni di vita come i boschi Lanerossi e Ca’ Alte, salvati finora solo grazie alla determinazione dell’opposizione cittadina. Ecosistemi preziosi, beni collettivi, sacrificati sull’altare del profitto e della speculazione.

Tutto questo avviene in un territorio già gravemente compromesso, segnato da crisi ambientali continue e mai risolte: PFAS nelle falde acquifere. Un disastro sanitario e ambientale di cui le istituzioni portano responsabilità pesantissime e mai assunte fino in fondo. A questa emergenza si risponde aggiungendo altro cemento, altro inquinamento, altra devastazione.

Rifondazione Comunista chiama direttamente in causa il sindaco Possamai, che non può continuare a voltarsi dall’altra parte, e lo invita ad assumersi finalmente le proprie responsabilità politiche aprendo un dialogo strutturato, pubblico e trasparente con le attiviste e gli attivisti, con i comitati cittadini e con tutte le realtà che da anni si mobilitano per limitare i danni evidenti che il cantiere del TAV sta già infliggendo alla città.

È interesse di Vicenza mantenere e difendere un processo decisionale realmente democratico, fondato sull’ascolto e sulla partecipazione, non sulla repressione e sulla criminalizzazione del dissenso. Proseguire su questa strada significa condannare Vicenza a un decennio di devastazione, cantieri infiniti e peggioramento costante della qualità della vita.

Noi stiamo da una parte sola: con chi difende il territorio, con chi resiste alla devastazione, con chi non si piega alla violenza del cemento e della repressione.

Ora e sempre NO TAV.