Foibe, storia e verità: contro la strumentalizzazione nazionalista e la riscrittura reazionaria della memoria
Il cosiddetto “Giorno del Ricordo” continua a essere utilizzato dalla destra e dal neofascismo come un’arma ideologica per riscrivere la storia, equiparare fascismo e comunismo, criminalizzare la Resistenza e colpire ogni prospettiva di emancipazione sociale.
È una operazione politica consapevole, costruita dallo Stato e dalle classi dominanti per legittimare il proprio presente reazionario.
L’articolo di Luigi Poletto (segretario della sezione ANPI di Vicenza) sulla stampa locale ricorda correttamente la complessità delle vicende del confine orientale e la responsabilità primaria dell’aggressione fascista alla Jugoslavia. Ma occorre dirlo con chiarezza militante: senza il fascismo, senza l’imperialismo italiano, senza la guerra coloniale nei Balcani, le foibe non sarebbero mai esistite.
Il fascismo non fu una parentesi, ma un progetto di dominio di classe, di conquista imperialista, di bonifica etnica e di annientamento delle organizzazioni popolari slave e italiane. Incendi, deportazioni, italianizzazione forzata, repressione di socialisti, comunisti, sloveni e croati: questa è la premessa materiale della violenza successiva.
Rifiutiamo la narrazione delle vittime perchè italiane che isola gli eventi dal loro contesto storico e cancella la natura di classe e coloniale dello Stato italiano.
Le vittime delle foibe vanno ricordate, ma non accettiamo la manipolazione che trasforma i carnefici di ieri in vittime innocenti e i partigiani in criminali.
Le epurazioni jugoslave furono un processo politico e rivoluzionario in un contesto di guerra totale, di occupazione fascista, di genocidio e repressione sistematica.
Furono contraddittorie, talvolta feroci, e non le giustifichiamo. Ma non accetteremo mai la loro equiparazione al progetto fascista di sterminio, colonizzazione e dominio di classe.
L’esodo istriano-dalmata fu un dramma umano, ma anche il prodotto della fine di un ordine sociale e nazionale fondato sul privilegio, sulla spietata violenza fascista, sul razzismo verso le masse popolari e le minoranze.
È ipocrita ricordare l’esodo senza ricordare la violenza strutturale del capitalismo e dell’imperialismo italiano che lo precedette.
Oggi il “Giorno del Ricordo” è uno strumento di guerra culturale: serve a colpire l’antifascismo, a delegittimare la Resistenza, a costruire una memoria nazionale pacificata sotto l’egemonia delle classi dominanti e dell’Unione Europea neoliberale.
Noi rifiutiamo questa pacificazione di classe. La vera riconciliazione non è quella delle retoriche istituzionali, ma quella dei popoli e delle classi sfruttate contro il fascismo, il nazionalismo, il razzismo e l’imperialismo.
La nostra casa comune non è l’Europa del capitale, delle frontiere e delle guerre, ma l’internazionalismo dei lavoratori e delle lavoratrici.
Difenderemo, sempre al fianco di ANPI, la verità storica, l’antifascismo militante e la memoria della Resistenza. Contro ogni revisionismo, contro ogni nazionalismo, contro ogni uso reazionario della storia.
La segreteria provinciale Rifondazione Comunista – Federazione di Vicenza