Abbiamo letto con sconcerto quanto riportato dal Giornale di Vicenza sull’esercitazione organizzata dalla Questura presso gli studi di TVA Vicenza. Lo scenario scelto non è neutrale: un corteo di “manifestanti violenti” che lancia petardi, tenta di occupare una sede televisiva e viene fronteggiato da agenti in assetto antisommossa, con esplosioni, fumogeni e reparti armati.
Ancora una volta il conflitto sociale viene rappresentato come minaccia all’ordine pubblico, e chi manifesta viene associato alla violenza e all’eversione. In un Paese in cui lavoratori, studenti, movimenti e associazioni democratiche vedono sempre più limitato il diritto di protesta, è grave che un’istituzione dello Stato si addestri immaginando come nemico un corteo di cittadini.
A Vicenza questo ha un significato ulteriore: la nostra città è stata per decenni protagonista di mobilitazioni pacifiche contro la militarizzazione del territorio e le basi USA e NATO. È difficile non leggere questa esercitazione dentro un contesto di crescente identificazione della sicurezza con il controllo sociale e la repressione preventiva del dissenso.
MANIFESTANTI COME NEMICI: INQUIETANTE ESERCITAZIONE DELLA QUESTURA A VICENZA
MANIFESTANTI COME NEMICI: INQUIETANTE ESERCITAZIONE DELLA QUESTURA A VICENZA
Mentre aumentano disuguaglianze, precarietà e tensioni sociali, la Questura sceglie di addestrarsi immaginando come nemico un corteo di manifestanti. Un segnale politico grave e preoccupante.
Rifondazione Comunista esprime ferma contrarietà. La sicurezza democratica non si costruisce criminalizzando i movimenti sociali, ma garantendo i diritti costituzionali: libertà di espressione, di sciopero, di manifestazione. Vicenza ha bisogno di più democrazia, non di esercitazioni che trasformano i manifestanti in bersagli simbolici.