Non chiamatele fatalità: sono omicidi sul lavoro. Basta morti, basta sfruttamento.

Non chiamatele fatalità: sono omicidi sul lavoro. Basta morti, basta sfruttamento.

A pochi giorni dal Primo Maggio ci troviamo ancora una volta a denunciare l’ennesima morte sul lavoro. Un lavoratore di 67 anni ha perso la vita cadendo da un’impalcatura nel cantiere del depuratore di Casale, in gestione a ViAcqua. Era dipendente di una ditta esterna, impiegato in subappalto.

Non è una fatalità. Non è il destino. È il prodotto di un sistema criminale fondato sul profitto, sugli appalti al massimo ribasso, sulla precarietà, sui controlli inesistenti e sul ricatto continuo verso chi lavora.

E una domanda grida vendetta: che cosa ci faceva un uomo di 67 anni su un’impalcatura, a lavorare in un cantiere, a un passo dalla pensione? Questa è la fotografia feroce di un Paese che costringe le persone a lavorare fino allo stremo, che allunga l’età pensionabile e nega il diritto a una vecchiaia dignitosa.

Ancora una volta a morire è un lavoratore degli appalti. Ancora una volta chi paga il prezzo più alto sono coloro che stanno all’ultimo anello della catena: meno diritti, meno tutele, meno sicurezza. Negli appalti la sicurezza viene sacrificata ai bilanci, la formazione è ridotta a farsa burocratica, gli organici ispettivi sono insufficienti e i controlli troppo spesso arrivano solo dopo i funerali.

A Pasqua abbiamo denunciato l’incidente occorso ad un rider sulle strade vicentine, un mese fa l’incidente mortale a Tezze. È una strage quotidiana che non si ferma.

Mentre il governo porta avanti la sua indegna propaganda “sulla sicurezza”, colpendo chi protesta e chi lotta, nei luoghi di lavoro si continua a morire ogni giorno. Non si interviene sulle cause vere: precarietà, subappalti, corsa al ribasso, sfruttamento, assenza di controlli, potere assoluto delle imprese.

Esprimiamo ai familiari del lavoratore morto la nostra vicinanza e la nostra solidarietà.

Ma il cordoglio non basta più. Serve conflitto sociale, serve mobilitazione, serve organizzazione dal basso.

Rivendichiamo con forza:

  • l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro;
  • l’assunzione immediata di migliaia di ispettori del lavoro e tecnici della prevenzione;
  • il superamento del sistema degli appalti e subappalti al massimo ribasso;
  • il diritto alla pensione prima che il lavoro consumi la vita;
  • salari dignitosi e lavoro stabile e sicuro per tutte e tutti.

Solo una grande mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori può spezzare questa catena di sangue. La sicurezza non si chiede per favore: si conquista lottando.

Segreteria Provinciale
Rifondazione Comunista – Federazione di Vicenza