Altro che generosità: sulle bollette il capitale prima impoverisce e poi distribuisce elemosine
Apprendiamo con interesse dell’annuncio con cui Magis raddoppia i fondi destinati alla Caritas e ad altre realtà assistenziali del territorio per sostenere famiglie in difficoltà nel pagamento delle utenze energetiche.
Chiariamo subito un punto: ogni aiuto concreto a chi non riesce a pagare luce e gas è utile e necessario. Nessuno mette in discussione il valore del lavoro quotidiano di Caritas e del volontariato sociale, che spesso suppliscono alle drammatiche assenze delle istituzioni.
Ma non possiamo tacere la verità politica di fondo: siamo davanti all’ennesimo tentativo di mascherare con la beneficenza le contraddizioni di un sistema economico ingiusto. Una quota minima della ricchezza prodotta dal lavoro viene redistribuita in forma simbolica, senza mettere minimamente in discussione i meccanismi che generano disuguaglianza e impoverimento.
Le famiglie lavoratrici non finiscono in povertà energetica per fatalità. Non è colpa del destino, né soltanto delle guerre o della geopolitica. La causa sta nei salari bassi, nella precarietà, nelle pensioni insufficienti, nella privatizzazione dei servizi essenziali e nella subordinazione dell’energia alla logica del profitto.
È intollerabile che nel 2026 una persona che lavora non riesca a pagare le bollette. È scandaloso che il ceto popolare e ampi settori del ceto medio debbano rivolgersi alla Caritas per accedere a beni primari.
Questa è la fotografia di un capitalismo in crisi: prima impoverisce lavoratori e pensionati; poi scarica il disagio sul terzo settore; infine si ripulisce l’immagine con donazioni e conferenze stampa.
Noi diciamo con forza che l’energia non è una merce, è un diritto.
E i diritti non si affidano alla discrezionalità delle aziende né alla generosità di qualche consiglio di amministrazione.
Servono invece scelte immediate e coraggiose: abbassare realmente le tariffe per famiglie e lavoratori, impedire i distacchi delle utenze a chi non riesce a pagare per difficoltà economiche, colpire con una tassazione seria gli extraprofitti accumulati nel settore energetico e restituire potere d’acquisto attraverso aumenti salariali e pensionistici. Allo stesso tempo è necessario riportare il controllo dell’energia nell’ambito pubblico e democratico, sottraendo un bene essenziale alle logiche speculative e finanziarie che oggi lo governano.
Le multiutility nate dal patrimonio pubblico dei territori devono rispondere ai bisogni collettivi, non ai bilanci e agli equilibri finanziari.
A chi oggi celebra la carità aziendale ricordiamo una verità semplice: non vogliamo elemosine, vogliamo giustizia sociale.
Non vogliamo bandi, vogliiamo diritti.
Non vogliamo compassione dall’alto, vogliamo redistribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro, in sintesi TAX the RICH.
Rifondazione Comunista continuerà a stare al fianco di lavoratrici, lavoratori, pensionati, precari e famiglie popolari contro il carovita e contro chi trasforma bisogni fondamentali in occasioni di profitto.
La povertà non si gestisce: si combatte.
Il profitto si tocca. I diritti si difendono.
La segreteria provinciale
Rifondazione Comunista – Federazione di Vicenza